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	<title>Anna Starace - Dire, Fare... COMUNICARE &#187; menti</title>
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		<title>Noam Chomsky, “ecco 10 modi per capire tutte le menzogne che ci dicono”!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 12:58:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Noam Chomsky, padre della creatività del linguaggio, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà. La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle[...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #000000;">Noam Chomsky, padre della creatività del linguaggio, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà.</p>
<p style="color: #000000;">La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi.</p>
<p style="color: #000000;">1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca (Bruno Vespa é un maestro).</p>
<p style="color: #000000;">2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.</p>
<p style="color: #000000;">3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.</p>
<p style="color: #000000;">4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa.</p>
<p style="color: #000000;">5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi delle trasmissioni generaliste. Il motivo? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà ad una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di 12 anni appunto.</p>
<p style="color: #000000;">6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.</p>
<p style="color: #000000;">7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno ad ignorarlo, a meno che non si rivolgano direttamente ad Internet.</p>
<p style="color: #000000;">8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati é molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla pubblicità sono funzionali a questo progetto.</p>
<p style="color: #000000;">9) L’autocolpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema economico che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, choosy”, bamboccioni”. In pratica, é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.</p>
<p style="color: #000000;">10) I media puntano a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla) più di quanto essi stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.</p>
<p>Si tratta di un decalogo molto utile. Io suggerirei di tenerlo bene a mente, soprattutto in periodi difficili come questi!</p>
<p style="color: #000000;">FONTE: linkiesta</p>
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		<title>Comunicazione e Marketing dello Stato Islamico: la #StrategiadelTerrore</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2014 11:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[flamacom]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Marco Lombardi &#8211; docente di Gestione della Crisi e della Comunicazione del Rischio e direttore di ITSTIME, l’osservatorio sui temi della sicurezza e del terrorismo dell’Università Cattolica di Milano &#8211; spiega gli obiettivi e l&#8217;organigramma dello &#8220;Stato Islamico&#8221; . Virale e[...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="color: #303030; text-align: justify;">Marco Lombardi &#8211; docente di Gestione della Crisi e della Comunicazione del Rischio e direttore di ITSTIME, l’osservatorio sui temi della sicurezza e del terrorismo dell’Università Cattolica di Milano &#8211; spiega gli obiettivi e l&#8217;organigramma dello &#8220;Stato Islamico&#8221; .</h2>
<p style="color: #303030; text-align: justify;">Virale e pianificata, una sorta di <strong>Marketing del Terrore</strong>, risulta essere la strategia comunicativa dello &#8220;<strong>Stato Islamico</strong>&#8220;.</p>
<p style="color: #303030; text-align: justify;">Tutto questo ci fa capire come mai il <strong>movimento jihadista</strong> che, lo scorso 29 giugno, ha proclamato il <strong>Califfato</strong> nei territori conquistati in Siria e in Iraq,  ha deciso di diffondere tale notizia sul web un comunicato stampa.</p>
<p style="color: #303030; text-align: justify;">Altre sono state le azioni di Comunicazione adottate, tra queste:</p>
<p style="color: #303030; text-align: justify;">- <strong>Message to America</strong>: con la <strong>decapitazione di Foley</strong> avutasi due mesi dopo la decisione del presidente Obama di effettuare raid aerei in Iraq. il video ha fatto il giro dei social network e quindi del mondo.  In questo primo livello comunicativo il messaggio da veicolare è stato &#8220;<strong>la minaccia</strong>&#8220;.</p>
<p style="color: #303030; text-align: justify;">- <strong>Promozione attraverso i social network</strong>: Si preferisce tra tutti Facebook per puntare al target  dei <strong>giovani</strong>, soprattutto di seconda generazione per<strong> indurli a scendere sul campo</strong>. Da questo punto di vista, Facebook sta attuando forme di censura</p>
<p style="color: #303030; text-align: justify;">- <strong>Le brochure per attirare le famiglie</strong>: come step di sensibilizzazione rivolto alle famiglie dei combattenti. Per farlo, la macchina mediatica del Califfato ha prodotto una brochure fotografica dove non esistono né campi di battaglia né morti né feriti, ma solo campi di grano che vogliono dire lavoro, orde di bambini a scuola che vogliono dire istruzione per i figli, forni pieni di pane e allevamenti, il tutto accompagnato dallo slogan &#8220;<strong>Think Terrorist</strong>&#8220;</p>
<p style="color: #303030; text-align: justify;">Dove si formano i <strong>comunicatori del terrore</strong>? “Spesso – conclude <strong>Lombardi</strong> – sono <strong>persone che si sono formate in Occidente oppure nelle università arabe dove l’occidente ha introdotto gli strumenti mediatici che poi loro hanno deciso di applicare al terrorismo”.  </strong></p>
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