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	<title>Anna Starace - Dire, Fare... COMUNICARE &#187; problema</title>
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		<title>Google #Mobilegeddon: il vostro sito è veramente versione mobile?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2015 10:20:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tutti gli esperti che si occupano di tecniche di visibilità sui motori di ricerca, parlano di Mobilegeddon. Si tratta del primo cambiamento dell&#8217;algoritmo di Google che valorizzerà tutti i siti che hanno una corretta versione mobile, ai danni di chi ha solo[...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti gli esperti che si occupano di <strong>tecniche di visibilità</strong> sui <strong>motori di ricerca</strong>, parlano di <span style="color: #393939;"><strong>Mobilegeddon</strong>.<br />
Si tratta del primo cambiamento dell&#8217;<strong>algoritmo di </strong>Google che <span style="text-decoration: underline;"><strong>valorizzerà tutti i siti che hanno una corretta versione mobile, ai danni di chi ha solo la versione desktop</strong></span>.<br />
</span></p>
<p>Nell’annuncio di febbraio Google dice che le modifiche avranno un «impatto significativo» sui risultati di una ricerca. «Abbiamo osservato una attività intensa già nelle ultime due settimane, una sorta di fase preparatoria del motore di ricerca  - spiega <strong>Ale Agostini</strong>, amministratore di Bruce Clay Europe ed esperto di ricerca online -. Per quanto visto sinora, possiamo dire che ci saranno impatti anche sui risultati su desktop. In pratica, il nuovo algoritmo sovrarappresenterà rispetto a oggi la bontà della versione online. I primi dati per valutare i risultati effettivi li avremo venerdì, con una ricerca che prenderà in esame centinaia di siti».</p>
<p style="color: #393939 !important;">Come fare a capire se il tuo sito è veramente responsive?<br />
Google ha messo a disposizione un toot che troverete a <a href="https://www.google.com/webmasters/tools/mobile-friendly/" target="_blank">questo indirizzo</a> che vi consentirà di capire se l&#8217;agenzia ha lavorato bene per la vostra rappresentanza on line o se è il caso di correre ai ripari.</p>
<p style="color: #393939 !important;">Purtroppo, <strong>sono tanti i siti a non essere pronti</strong>, tra tutti Governo.it, ad esempio, risulta non essere adeguato perché «il testo è troppo piccolo da leggere, i link sono troppo vicini l&#8217;uno all&#8217;altro e l’area visibile su dispositivi mobili non è impostata», dice il Google, vale lo stesso per la Banca centrale europea.</p>
<p style="color: #393939 !important;">L&#8217;elenco continua con realtà quali  Credem, il cui sito viene rimandato (ma la versione mobile esiste, all’indirizzo <a style="color: #416077;" title="" href="http://24o.it/links/?uri=https://m.credem.it/&amp;from=Oggi+%C3%A8+il+Mobilegeddon+di+Google.+In+Italia+quasi+nessuno+%C3%A8+pronto+al+nuovo+algoritmo+per+smartphone" target="_blank">https://m.credem.it)</a>, l’Agenzia delle Entrate, che non ha una versione mobile ottimizzata a dovere, lo stesso vale per Borsa Italiana. «Dalla nostra analisi risulta che circa il 65% delle aziende del Ftse Mib non sono pronte, ma anche 8 università su 10 dovranno rinnovare i loro portali per non perdere posizioni», conclude Agostini.</p>
<p style="color: #393939 !important;"><span style="color: #000000;">A questo proposito sono state effettuate, nei giorni scorsi, delle analisi sui siti internet Italiani (su un campione di 2500 siti web) ed è stato scoperto che <strong>solo il 42% è ottimizzato per i dispositivi mobile</strong>.</span></p>
<p style="color: #393939 !important;">Corri ai ripari, garantisci la corretta visualizzazione per il tuo Business</p>
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		<title>Noam Chomsky, “ecco 10 modi per capire tutte le menzogne che ci dicono”!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 12:58:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Noam Chomsky, padre della creatività del linguaggio, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà. La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle[...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #000000;">Noam Chomsky, padre della creatività del linguaggio, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà.</p>
<p style="color: #000000;">La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi.</p>
<p style="color: #000000;">1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca (Bruno Vespa é un maestro).</p>
<p style="color: #000000;">2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.</p>
<p style="color: #000000;">3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.</p>
<p style="color: #000000;">4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa.</p>
<p style="color: #000000;">5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi delle trasmissioni generaliste. Il motivo? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà ad una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di 12 anni appunto.</p>
<p style="color: #000000;">6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.</p>
<p style="color: #000000;">7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno ad ignorarlo, a meno che non si rivolgano direttamente ad Internet.</p>
<p style="color: #000000;">8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati é molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla pubblicità sono funzionali a questo progetto.</p>
<p style="color: #000000;">9) L’autocolpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema economico che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, choosy”, bamboccioni”. In pratica, é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.</p>
<p style="color: #000000;">10) I media puntano a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla) più di quanto essi stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.</p>
<p>Si tratta di un decalogo molto utile. Io suggerirei di tenerlo bene a mente, soprattutto in periodi difficili come questi!</p>
<p style="color: #000000;">FONTE: linkiesta</p>
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		<title>Zuckerberg pulisce la #timeline: Facebook cambia l&#8217;algoritmo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2014 14:28:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Facebook ha deciso di modificare l&#8217;algoritmo di NewsFeed, il flusso di notizie che appare agli utenti quando entra nel social network. L&#8217;obiettivo è quello di dare meno visibilità a quei contenuti con titoli che esagerati volti a invogliare gli utenti a[...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="color: #393939 !important;">Facebook ha deciso di modificare l&#8217;algoritmo di NewsFeed, il flusso di notizie che appare agli utenti quando entra nel social network.<br />
L&#8217;obiettivo è quello di dare meno visibilità a quei contenuti con titoli che esagerati volti a invogliare gli utenti a cliccare.</h2>
<p style="color: #393939 !important;">Oggi spopola sul web la pratica del <strong>click-baiting</strong> ed è una tattica usata anche dalle <strong>testate on line</strong> per attirare più <strong>click</strong>. Si tratta di quei titoli a effetto o di quelle notizia di gossip, spesso false, create ad hoc per ricevere più click possibile.<br />
Stando ad un&#8217;indagine di Facebook l&#8217;80% degli utenti di <strong>NewFeed</strong> chiede la possibilità di capire meglio se vale la pena leggere l&#8217;articolo. Per risolvere &#8220;il problema&#8221; e quindi per premiare la qualità, il Facebook ha deciso di premiare la diffusione di alcune notizie su altre.</p>
<p style="color: #393939 !important;">Il criterio per la selezione di tale notizie sarà relativo al tempo che l&#8217;utente impiegherà a leggere la notizia e al numero di condivisioni che questo stesso contenuto avrà. Questo perché se l&#8217;utente impiegherà un tempo medio per leggere e/o vedere la notizia, allora si tratterà di un contenuto valido; tale tesi sarà avvalorata dalla conseguente condivisione della stessa.</p>
<p style="color: #393939 !important;">Tale iniziativa è di fondamentale importanza per tutte le testate informative on line, visto il lavoro che si sta definendo attraverso i <strong>social  network</strong>.</p>
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